Capitolo 1
tavolta l'ho combinata grossa e credo che finirò in galera. La mia unica speranza è di trovare un avvocato come quello che scovò mio nonno
quando diede fuoco alla casa del vicino. Mio nonno
allora si difese molto bene.
- Ho soltanto acceso il fiammifero - giurò in tribunale.
Era la verità e fu condannato, com'era giusto, il
tabaccaio che glieli aveva venduti.
Credetemi, non ho mangiato la gamba del tavolo,
non ho rosicchiato il serbatoio della benzina né divorato il mozzo della bici della sorella del mio vicino.
Del mozzo non mi preoccupo, ma il tavolo è mio e ho
dovuto metterci sotto un mattone per farlo stare in
piedi. Il serbatoio è invece quello della macchina di
papà e il pieno di benzina è uscito dal buco ed è finito nella fogna.
Qualcuno ha fatto venire i poliziotti, che hanno
passato al setaccio il laboratorio dove lavorano papà
e mamma e interrogato piccoli e grandi. Alla fine
hanno circondato la nostra casa e ora, per entrare o
uscire, bisogna avere l'autorizzazione, il lasciapassare, dice il loro capo, uno che ha le spalle larghe
come la nostra cristalliera e che quando pensa si cala
il berretto sugli occhi. E' per questo motivo che i
suoi uomini, quando lui non è presente, lo chiamano
Visiera, altrimenti con molto rispetto dicono ispettore. La prima volta che mi ha visto passare mi ha
bloccato.
- Alt - ha intimato - come ti chiami?
- Rullo - ho risposto educatamente. - E tu?
Ha tirato in basso la visiera e, anziché dirmi il
suo nome, mi ha puntato il dito sul naso.
- Abiti qui?
Gli ho fatto cenno di sì, mi ha consegnato il lasciapassare e mi ha lasciato andare. Poi mi ha richiamato.
- Il tuo nome mi ricorda qualcosa - ha detto con
un vocione che mi ha rintronato. - Sei sicuro di abitare qui?
- Chiedi a papà - gli ho risposto. Allora mi ha lasciato andare.
Il giorno dopo, quando è stato scoperto il buco
nella macchina, sono arrivati altri poliziotti, ma senza divisa, e papà mi ha spiegato che sono agenti dei
servizi segreti. Però Birillo, che crede a tutto fuorché alle cose evidenti, l'ha chiesto a uno di loro. Io,
che ho capito il motivo della loro presenza, evito di
fare domande e sto alla larga.
- Scusa, signore - ha fatto Birillo - è vero che
siete agenti dei servizi segreti?
- No - ha risposto quello - siamo angeli custodi. E
alle volte angeli vendicatori.
L'uomo ha sghignazzato alzando un braccio verso
il cielo come se impugnasse una spada di fuoco e Birillo, spaventato, è scappato. Gli uomini in borghese
lo chiamano Capo, quelli in divisa Colonnello, ma tutti
lo conoscono come Codadivolpe.
Dopo la scoperta del buco sulla macchina la nostra casa è stata circondata dai poliziotti e nessuno
può entrare: se devo giocare con Birillo, che è il mio
vicino, io posso andare da lui ma lui non può venire da
me. Pare che Birillo e gli altri vicini possano essere
contagiati dalla peste, però qui al villaggio la gente
sta bene e non capisco se siamo noi a essere malati o
se qualcuno ci ha vaccinato a nostra insaputa.
Sono il solo a sapere cos.è successo ma, ve lo
ripeto, sono innocente. Visiera e il colonnello mi hanno interrogato per ore e, per invogliarmi a parlare,
mi hanno offerto le caramelle al latte, che non mi
piacciono, e gli ho chiesto le tavolette di cioccolato.
Ho risposto alle domande fino a quando non le
hanno finite. A quel punto ero stanco morto e si è deciso di riprendere il giorno dopo. Spero che si ricordino del cioccolato, altrimenti non dirò una parola.
- Questi sono impazziti - ha esclamato papà mentre aiutava la mamma ad apparecchiare il tavolo. -
Sono pazzi. Credono che siano stati gli extraterrestri, i marziani, a...
- Trova tu un'altra spiegazione - ha ribattuto la
mamma - e dimmi chi potrebbe mangiare una macchina o il mozzo d'una bici.
Io sono d'accordo con papà e non credo alle storie degli extraterrestri. Ma non posso dirlo.
Agli extraterrestri credono anche i poliziotti,
sia quelli in borghese sia gli altri in divisa, ma se la
bici è stata mangiata la colpa è della sorella di Birillo, che l'ha dimenticata a casa nostra quando è uscita con la madre e il fratello per andare a comprare i
regali di Natale. Birillo va pazzo per le playstation,
ma ha anche tre paia di pattini a rotelle, che non
riesce a infilare uno sopra l.altro. Dice che scivolano
ma io gli ripeto di provare fino a quando non impara.
Alla vista della bici rosicchiata è uscito di testa
e non fa che pensare ai marziani. Non lo rassicura
neppure la presenza dei poliziotti e sta tappato in
casa con le finestre chiuse temendo di essere rapito.
- Non sai che i marziani arrivano all'improvviso,
uno neanche li vede, e scompaiono? - mi ha detto
sbirciando fuori attraverso le stecche della tapparella.

(Illustrazione: Daniele Conti)
- Ahuahù! - ho esclamato.
- Ahù un cavolo - mi ha risposto lui, che non dice
mai ahuahù. - Sicuro, è così. I marziani vengono, ti
rapiscono e ti mettono in una gabbia come un criceto.
Birillo è uno che scrocchia semi di zucca e noccioline e giustamente teme la gabbia. Ma anche altri
si sono chiusi in casa e il colonnello ha pensato di
tranquillizzare gli abitanti del villaggio assicurando
che macchina e mozzo sono stati corrosi da un violento attacco di ruggine e che i marziani non esistono.
- Vivete tranquilli - ha esortato - e non date retta alle chiacchiere.
Intanto, però, non ci lascia uscire dal villaggio se
prima non scopre l'autore del furto. E' come se fossimo prigionieri ed è una fortuna, perché così non
arriva l'autobus che ci porta a scuola e iniziamo le
vacanze di Natale in anticipo.
Qui abitano solo scienziati che fanno ricerca.
Studiano la vita, dicono, ma non capisco cosa significa. Ho capito invece che studiano da cosa dipende se
uno è vivo o morto, come crescono le ossa e perché
nascono gli uomini e le tigri. Papà dice che da un uomo
e da una tigre potrebbe nascere un omigre, o anche
un tigromo.
- Tutto sta a mettere insieme i pezzi - ha spiegato una volta.
Un'altra volta ha detto che la storia dei centauri
non è una leggenda e che devono essere esistiti anche il leomo e il toromo. Il leomo è un uomo con i
piedi di leone, mentre il toromo è quello con la testa
da vitello e le gambe da veterinario.
Piccoli o grandi, dobbiamo collaborare alle indagini. A me il colonnello ha chiesto di osservare ogni
cosa con attenzione e di annotare su un blocco. Non
voglio che qualcuno abbia sospetti su di me e sto
attento.
E' una noia da tomba, ma annoto. Ore 15.02.45,
entrata mosca dalla finestra. Ore 15.06.00, mosca
finito di volare, mosca poggiata su tavolo. Ore
15.06.12, spiaccicato mosca con paletta. Ore 15.06.16,
buttata mosca spiaccicata dalla finestra. Ore
15.06.16, caduta dalla finestra anche paletta per
ammazzare mosche.
Gli ho consegnato il foglio, ma non ha apprezzato.
- Mi importano le cose insolite - ha protestato -
non le mosche!
Per spiegarsi meglio mi ha mostrato la stecca del
cioccolato ma me ne ha dato solo un pezzo. E' uno
spilorcio, ma se la prossima volta mi darà la stecca
intera collaborerò con più impegno.
Non bastavano il piede del mio tavolo, la macchina e la bici, no, perché stanotte un'automobile dei
servizi segreti è rimasta senza sterzo. Il colonnelloè andato su tutte le furie.
- Visiera - ha urlato - dov'è Visiera?
- L'ispettore? - ha domandato un poliziotto in divisa.
- E chi, se no?
Quando sento la notizia il cuore mi traballa come
un motocarro. Io so chi è stato, ma se apro bocca mi
arrestano. Però posso raccontarlo a voi, che siete
gente che tiene la bocca chiusa. E se avete consigli
da darmi, o conoscete un avvocato in gamba come
quello di mio nonno, mandatemi una e-mail.
Anticipazione del secondo libro
Ti è andata bene, hai riavuto "tuo figlio", ma i guai veri stanno per cominciare e ti ritroverai dietro le sbarre di un ospedale-prigione, accusato di cose che non hai mai fatto. Continuerai a tacere dell'esistenza del tuo amico più caro e con lui spolperai fiori di cimiteri e torte, fino a quando non sarai costretto a distruggere una casa per farti assolvere dalle tue colpe. Ma sarai ancora considerato responsabile dei guai che succedono e verrai rincorso per scale e montagne, fino a quando un coro di cornacchie ti farà sentire vicina la gioia delle feste di fine anno.